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Il protagonista: Andrea Rubera, People Caring & Inclusion manager di TIM.

L’azienda: TIM, il gruppo leader delle telecomunicazioni in Italia e Brasile.

La best practice: Mappatura e piano di sviluppo per trasformare i lavoratori “anziani” in lavoratori longevi.

Esiste un tema “anziani”?

«Oggi nelle aziende convivono per la prima volta 4 generazioni. In TIM, inoltre, abbiamo un’età media di 52 anni e una prospettiva di avere tra 8 anni la metà dei nostri lavoratori over 60. La maggior parte delle aziende non hanno processi HR pensati per chi ha quest’età. Insomma, esiste un tema culturale ed esiste una cultura che dobbiamo cambiare, favorendo lo sviluppo dei longevity worker».

Chi sono i longevity worker?

«L’azienda non deve perdere valore da eventuale calo di motivazione, produttività ed employability delle persone anagraficamente senior, quindi abbiamo cercato di capire cosa consente di identificare un lavoratore longevo. Abbiamo in primis ideato uno strumento diagnostico tarato su 2 driver: motivazione ed employability. Sulla base di questo strumento, ogni persona viene identificata in un cluster. Nello specifico dei senior, chi ha valori alti in entrambi, è un longevity worker».

Attraverso la Work Drivers Map misurate la longevità delle vostre persone?

«Sì, grazie a un mix tra autovalutazione della persona e valutazione del responsabile. Ognuno viene “fotografato” a partire dalla sua situazione attuale che non è però vista come “statica” ma “dinamica”. Infatti, ad ogni persona viene poi proposto un percorso per poter aumentare il proprio mix employability e motivazione, rendendo ogni cosa trasparente alle persone».

Cosa può fare un vostro lavoratore per diventare longevo?

«Il lavoratore ha a disposizione strumenti di sviluppo, corsi di formazione, una community e occasioni di storytelling e celebration della seniority aziendale delle persone. Al centro della valorizzazione dei senior, inoltre, una policy sulla Longevity che ridisegna tutti i processi HR in azienda».