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Ad Anthony Klotz, professore di Management alla Mays Business School, in Texas, sono bastate due parole per condensare in questo video tutta la complessità del fenomeno “Great Resignation”. Nessuno prima di lui era riuscito a definire con tanta esattezza il sisma che stava scombussolando i destini di un paio di generazioni di professionisti (Y e Z) e proiettando un’ombra sul patrimonio di conoscenza e competenze delle aziende in tutto il mondo.

Migliaia di imprese, dopo aver fatto i salti mortali per portare a bordo e trattenere i migliori talenti, hanno cercato di fare ciò che potevano per contrastare il fenomeno.

Tuttavia ognuno ha cercato di farlo da solo. Ogni organizzazione, gruppo, singolo HR sembra infatti agire da battitore libero, affrontando la sfida come può.

E se invece dovessimo fermarci e ragionare insieme?

A oggi non esiste ancora una strategia condivisa, non c'è un dialogo aperto tra gli HR. E forse è parte del problema.

Aprire tavoli di lavoro, confrontarsi su ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato nella propria azienda. Parlare, appassionarsi ai problemi che non siano solo quelli di casa propria. Cercare soluzioni per gli altri.

In questo senso, una delle soluzioni alla Great Resignation è “tra” gli HR.

È nella nostra capacità di creare legami, avendo a cuore le persone, con il desiderio di trovare le soluzioni migliori per far fiorire ogni persona e le aziende in cui lavoriamo.

Lo vedo accadere ogni giorno in RADICAL HR Club – e funziona! – ma può succedere anche fuori.

Quando è stata l’ultima volta che hai scritto a un/una collega su LinkedIn per prendere un caffè virtuale e confrontarti su un tema caldo?

Quando è stata l’ultima volta che hai partecipato a un evento dedicato agli HR (anche online)?

Noi HR dovremmo imparare dai marketer. Smettiamo di avere timore di fare domande a colleghi e impariamo a essere community: solo così scopriremo che tante soluzioni sono già lì, pronte, da utilizzare.