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Il termine ‘metaverso‘ fu coniato dallo scrittore Neal Stephenson nel romanzo Snow Crash (1992) per indicare un mondo tridimensionale dove interagire con altre persone.

A distanza di 30 anni quel concetto di natura cyberpunk ha assunto la forma di una realtà virtuale dove le persone possono vivere esperienze collettive (socializzare, collaborare, lavorare), ha rinvigorito il mercato della “creator economy” e potrebbe aggiungersi ai modelli di remote e hybrid work.

Offre nuove opportunità professionali per i singoli e le economie globali, ma anche nuove domande: quale sarà il ruolo HR nel metaverso?

Possiamo iniziare a ragionare su due aspetti

Abilitatori: gli HR dovranno ascoltare i dipendenti che già utilizzano il metaverso per coglierne le opportunità e formare le persone all’utilizzo della tecnologia (attraverso peer-to-peer learning, reverse mentoring, buddy ecc.).

Guide: per rendere questo nuovo ambiente una risorsa di valore dobbiamo essere noi a plasmarlo, lavorando – già da oggi – su etica, sostenibilità, accessibilità e workplace wellbeing (attraverso linee guida collettive e chiare).

Il metaverso, potrebbe continuare a svilupparsi, assumere forme inaspettate o esaurirsi in breve tempo. Non abbiamo certezze, ma possiamo lavorare sul cambiamento per essere noi a modellare e guidare il futuro di questo nuovo ambiente.