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La ricerca costante di un modo di abbracciare nuove sensibilità: questo è ciò che sento necessario rispetto ai recruiter di oggi.

Non sono certa si possa parlare di generazioni professionali nel senso vero, perché abitiamo un mercato mai come prima frastagliato, composto da NEET, occupati, nuovi freelancer e leaver, i candidati figli della Great Resignation.

Saremo in grado di ascoltare davvero le loro motivazioni al colloquio?

Di riconoscere i nostri unconscious bias e innovare i nostri processi di selezione, perché siano più lean e più solidi?

Di offrire opportunità di ascolto a chi ha lasciato un’azienda, un manager, un progetto, e oggi si apre a nuove sfide, argomenti e possibilità?

Di dare e ricevere feedback strutturati post colloquio, che si tratti di una candidatura idonea o no?

Che tu sia un HR e un recruiter, nasce oggi una sfida nuova, che ci porta verso domande diverse su due temi centrali: da un lato la solidità della nostra employee value proposition, dall’altro la comprensione più ampia di un contesto liquido che mette in discussione il mindset classicamente conosciuto di chi cercava un nuovo lavoro.

Sono ancora le domande lo strumento più potente per HR: in che modo e su quali elementi chiave si basa la EVP oggi? Come creo valore per il mio lavoro partendo da questa? Che feedback interni mi impegno a raccogliere di qui ai prossimi mesi?

Sarà interessante discuterne insieme.