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Quante volte ti è capitato, negli ultimi mesi, di ascoltare colleghi e amici dire “Lavoro troppo”, “Sono sempre in call”, “Siamo in costante corsa”, “Così non resisto a lungo”?

Tante, ne sono certo.

E quante volte hai risposto: “Non dirlo a me”, o proprio tu hai iniziato questa conversazione? Tante, lo so.

E poi?

Finito il lamentio, sotto di nuovo.

A correre.

Senza una meta esatta, se non fare-fare-fare, magari in pausa pranzo perché c’è un’urgenza.

Ho un’altra domanda: salvi vite?

Ok, dovresti migliorarle, certo, sei HR. Ma, lo sappiamo bene, nessuno di noi salva vite.

Quindi per pranzo ci si può anche fermare.

E la giornata successiva la si può pianificare meglio. E a mille riunioni, spesso con un numero insensato di persone e sovrapposte una all’altra, si può tranquillamente dire di no. Tanto, che serve partecipare mentre stai facendo mille altre cose (lo sai anche tu che il multitasking non esiste)?

Perché scrivo questo?

Perché noi HR abbiamo una responsabilità enorme oggi: costruire quei new ways of working che permettano alle nostre persone di lavorare e stare meglio e, di conseguenza, alle nostre aziende di essere più produttive.

Ma come facciamo a costruire quei nuovi modi di lavorare se noi, per primi, lavoriamo male?

Fatti questa domanda.

E lavora, seriamente, per costruire una risposta diversa.