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Sempre più stati Europei stanno sperimentando la settimana corta, 4 giorni di lavoro invece che 5, a parità di stipendio.

L’ultimo in ordine cronologico è il Belgio, che a inizio anno ha varato alcune riforme importanti, tra cui il diritto alla disconnessione e la settimana corta. I dipendenti governativi possono lavorare quattro giorni a settimana per sei mesi di prova e poi decidere quale approccio scegliere.

La Spagna ha introdotto le 32 ore nel 2021, anche con lo scopo di permettere una maggiore rotazione del lavoro e quindi di combattere la disoccupazione. Stessa ratio alla base della proposta, ancora in analisi, portata al Parlamento UK ad inizio pandemia.

Anche la Scozia ha avviato una prova per i quattro giorni. Orario ridotto del 20%, ma nessuna perdita di compenso: grazie a un fondo governativo di 10 milioni di sterline

l’Islanda ha lanciato una proposta a 4 giorni sul 7% della popolazione, per 4 anni di test. Da quel che emerge, finora, è un successo straordinario.

Del resto, c’è addirittura un movimento globale che incoraggia alla creazione di un modello “4 days week” (https://www.4dayweek.com/) .

E in Italia a che punto siamo?

Non ci sono, al momento, disegni né proposte di legge su una possibile settimana corta. Già dal 2019 numerosi sondaggi lasciano emergere che anche in Italia questa pratica sarebbe accolta con entusiasmo e avrebbe enormi effetti sulla produttività e la work life integration.