Skip to main content

Davvero vogliamo limitare il nostro “nuovo” modo di lavorare ad un efficace insieme di regole nate, nella maggior parte dei casi, per tutelare la nostra salute in tempo di pandemia?

Sono passati più di 6 mesi da quando il portale Osservatori.net nel Novembre 2021 pubblicava la ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Rivoluzione Smart Working: un futuro da costruire adesso”.

Questa informava che “Il Lavoro Agile resterà nell’89% delle grandi aziende e nel 62% delle PA” ma anche che “il 28% degli smart workers ha sofferto di tecnostress e il 17% di overworking”.

Tale ricerca rappresenta un interessante spunto per chi ritenga che il lavoro di HR sia quello di supportare le nostre persone ed organizzazioni a rendere sano e sostenibile il nuovo modello “ibrido” che stiamo ripensando.

Non dobbiamo commettere l’errore di fermarci al definire un chiaro insieme di regole “4.0” di quello che in Italia viene chiamato Smart Working, e alla sola riduzione dei tempi e costi del Commuting come sua valutazione di efficacia, ma dobbiamo incoraggiare l’introduzione di nuove pratiche quotidiane volte a lavorare in maniera realmente più Smart, inclusiva e coinvolgente a prescindere dal fatto se si stia lavorando in presenza o da remoto.

E noi, quali nuove pratiche abbiamo introdotto e sono concretamente applicate nel quotidiano? Quali feedback stiamo ricevendo dalle nostre persone? Stiamo davvero raggiungendo gli obiettivi di New Ways of Working prefissati? Quali dati sono alla base delle nostre considerazioni?