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Nel mondo del calcio funziona: una squadra acquista un giocatore e lo dà in prestito a un’altra. Le società di consulenza sono nate per assumere professionisti con competenze specifiche da “prestare” ad altre aziende per singoli progetti.

E se questo diventasse il modo in cui gestiamo i talenti in tutte le aziende?

O ancora meglio: se “prestarsi i talenti” fosse la risposta alla guerra dei talenti e alla Great Resignation?

Facciamo un passo alla volta.

Oggi accade questo: un’azienda assume un professionista per un ruolo, quello cresce e cambia e a un certo punto decide di andare via per un’offerta più alta o per un ruolo più interessante.

Immaginiamo un altro scenario.

Le aziende permettono ai loro talenti di andare a lavorare per un po’ in un’altra azienda, ospitando un altro professionista da quell’azienda, come negli scambi culturali. I due professionisti seguono un progetto o imparano una competenza e poi tornano nella vecchia azienda.

Ti sembra impossibile?
Eppure è già accaduto, e tra due aziende del calibro di Vodafone e Unilever.

La scorsa estate Laureen Nonhlanhla Mxoli, food and refreshment digital marketing manager di Unilever, ha lavorato nel marketing di Vodacom (una sussidiaria di Vodafone in Africa) e Tanya Hibbert, mass marketing manager in Vodacom, ha preso il suo ruolo in Unilever. L’esperimento è andato benissimo, entrambe sono tornate nei vecchi ruoli piene di entusiasmo, esperienze e idee. Le aziende hanno dichiarato che lo rifaranno.

Lo so che sembra irrealizzabile per la cultura del lavoro italiana. Ma cominciare a lavorare da casa da un giorno all’altro sembrava impossibile, eppure siamo riusciti a farlo nel marzo 2020. Quindi, sospendi l’incredulità per un attimo e immagina cosa succederebbe se.

Scambiarsi i talenti ha almeno 3 vantaggi:

  • creare un legame con un’altra azienda;
  • imparare best practice da implementare in azienda;
  • offrire un’esperienza arricchente a un talento.

Viviamo nell’epoca della sharing economy e condividere i talenti invece che considerarli come proprietà dell’azienda è la nuova sfida per vincere la Great Resignation.

Pensiamo in grande, facciamo cose coraggiose e cresciamo insieme: questo è il mio augurio per un 2022 sempre più RADICAL.