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Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, l’Italia si conferma per quello che è: il Paese europeo con la pausa scolastica più lunga di tutti.

Un’eredità del passato agricolo, quando i figli e le figlie servivano per lavorare nei campi.

Ma oggi? Oggi quella pausa pesa.
Pesa sulle famiglie. Soprattutto sui genitori che lavorano.

E no, non è un “problema dei genitori”. È un problema di tutti e tutte.

Perché lavoriamo con genitori, anche se non lo siamo.
Perché condividiamo gli stessi obiettivi, le stesse deadline, gli stessi team.

E perché la fatica (logistica, mentale, economica) dell’estate scolastica italiana non resta confinata tra le mura di casa.
Entra nelle chat, nei progetti, nei carichi di lavoro.

Ignorarla è facile. Capirla è necessario. E trasformare la comprensione in azione, possibile.
Per questo dobbiamo fermarci a riflettere: come possiamo fare in modo che una lacuna sociale non diventi una piaga organizzativa?
Serve più flessibilità, in ogni senso: nei carichi di lavoro, nelle relazioni, nei calendari. Ma anche, meno giudizio, più ascolto.

Da dove iniziare? Io ti propongo una domanda potente, da far girare nel team con cui lavori: come possiamo funzionare meglio, tutte e tutti, quando per alcune persone l’estate non è davvero sinonimo di relax?

 

Questo editoriale è stato pubblicato la prima volta nella Newsletter di RADICAL HR. Iscriviti per riceverla ogni settimana!

Scritto da Alessandra Lupinacci

Ho maturato 15 anni di esperienza, occupandomi di Marketing nel mondo recruiting online e HR Tech. Grazie al Marketing ho sviluppato quel pensiero laterale che oggi mi permette di occuparmi di education sui temi dell'orientamento e della crescita professionale. PROFILO LINKEDIN