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Il protagonista: Pino Mercuri, HR director in Agos e autore de Il futuro del lavoro spiegato a mia figlia (Licosia, 2018).

L’azienda: Agos, società di credito al consumo, in Italia da 30 anni con 2.000 dipendenti.

La best practice: coinvolgimento di oltre 40 non HR nella costruzione delle pratiche D&I.

Un anno complesso alle spalle: quale la maggior soddisfazione?

«Aver lanciato da zero la strategia diversity e inclusion, che è diventata fiore all’occhiello dell’organizzazione. Ma soprattutto: il modo in cui lo abbiamo fatto, che è il vero punto di svolta per chi fa HR»

Il metodo prima del contenuto: spiegaci.

«La chiave di volta è stata portarsi a bordo comitato di direzione e stakeholder dell’azienda, ma soprattutto avere un approccio aperto per includere persone e competenze dall’esterno dell’organizzazione HR».

HR si apre?

«Dobbiamo vedere noi HR come un perno di funzionamento dell’azienda, uno snodo di inclusione di energie e progettualità e talenti sparsi nell’organizzazione. Per riuscirci servono passione e pazienza di spiegare la nostra visione e l’impatto atteso: in questo modo le persone si candidano spontaneamente. Ma prima dobbiamo dire chiaro cosa vogliamo fare, che risultati vogliamo raggiungere, chi cerchiamo e cosa ci aspettiamo nel concreto».

Parlare chiaro, cioè trasparenza e fiducia. Spiegaci il processo messo in atto.

«Abbiamo fatto comunicazione pervasiva, non il classico cascading, ma all hands con comunicazione aperta e bidirezionale, per essere davvero un’azienda agile. Disintermediare è stata la chiave. Abbiamo detto: è il momento di costruire le practice di D&I, aiutateci, contribuite. Abbiamo messo insieme 40 persone da tutti gli angoli dell’organizzazione, fermando le candidature, tante erano».

Che policy avete costruito?

«La prima è stata una parental policy genderless, parlando di genitorialità e non di maternità e paternità. Senza questo team allargato non saremmo arrivati a costruire qualcosa del genere, perché quando elaboriamo policy noi tocchiamo la vita delle persone, di Stefania, Marco, Giovanna… persone, non risorse. Ecco, facendo queste cose insieme alle persone centri l’obiettivo: abbiamo anche vinto il premio Parità Virtuosa di Regione Lombardia».

Che insegnamento ti porti a casa?

«Se tu costruisci credibilità e serietà, le persone vogliono restituirti quel credito. Questo giustifica il senso di investire sulle persone, la centralità di welfare e wellbeing come strumenti che, di conseguenza, generano produttività. Ma non abbiamo inventato nulla di nuovo: è la storia di Scrooge nel Canto di Natale».