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La protagonista: Lucia Borini, responsabile dell’Academy di Reale Group, da 19 anni in azienda.

L’azienda: Fondata a Torino nel 1828, Reale Mutua di Assicurazioni è la più grande compagnia italiana in forma di mutua, capogruppo di Reale Group che in Italia conta più di 2.000 dipendenti.

La best practice: Ascolto, formazione e co-progettazione per costruire il modello hybrid working.

Hybrid working, una sfida complessa: come l’avete affrontata?

«Un pezzo alla volta, devo dire. Per esempio, il ripensamento del workplace sia fisico che digitale e la sperimentazione sul lavoro agile erano già cominciati prima della pandemia, con un approccio lean: una cosa dopo l’altra, diversi esperimenti da valutare e scalare».

Come avete coinvolto le vostre persone?

«Ascoltandole, in maniera seria: il coinvolgimento delle persone è stato ed è centrale nell’immaginare il nostro nuovo modo di lavorare. Abbiamo agito attraverso survey e workshop sulla flessibilità ed abbiamo utilizzato gli esiti anche per costruire con le Rappresentanze Sindacali Aziendali un nuovo accordo, che prevede fino a 12 giorni al mese in cui puoi lavorare da dove vuoi, permettendo a ognuno di organizzarsi, in funzione delle esigenze personali e di lavoro».

Un accordo basta per far funzionare l’hybrid working?

«L’accordo è la base, ma serve di più. Già dalla prima sperimentazione del lavoro agile pre-pandemia, abbiamo lavorato con le Rappresentanze Sindacali Aziendali per costruire un percorso di accompagnamento a questi cambiamenti. Ci siamo concentrati su partecipazione alle scelte, formazione e creazione di una nuova cultura del lavoro: la sfida sta qui, nel portare le persone verso un mondo che è nuovo, per tutti».

E questo si fa con tanta formazione.

«Esattamente! Abbiamo avviato un grande piano di formazione – che vede fra i soggetti principali della progettazione le Commissioni paritetiche aziendali – destinato a tutte le persone che lavorano in Reale Group, a cominciare dai manager, per attuare realmente quei new ways of working di cui parliamo. Serve una guida, una bussola che orienti rispetto al cambiamento che stiamo attraversando e all’hybrid working, che è la nostra scelta. Siamo partiti con webinar introduttivi e poi abbiamo permesso a ognuno di scegliere un corso specifico, sui diversi temi legati ai nuovi modi di lavorare, ai comportamenti che dobbiamo tenere e alla costruzione di relazioni con i propri team».

Avete agito anche sugli spazi, quindi sul workplace fisico?

«Proprio così, li stiamo ridisegnando in base agli esperimenti fatti e a workshop partecipativi, con l’idea di costruire un ufficio attrattivo e fatto di luoghi diversi: dove poter fare call, dove concentrarsi e lavorare in silenzio, ma dove soprattutto “ritrovarsi”, anche sfruttando momenti informali».